Pubblicato il Maggio 17, 2024

Smettere di fare l’inventario annuale non è una scelta logistica, ma la più importante decisione finanziaria che un CFO possa prendere sul magazzino.

  • L’accuratezza del 99% non è il fine, ma lo strumento per una diagnostica operativa continua che svela i veri problemi dei processi.
  • L’analisi ABC e gli algoritmi predittivi permettono di ridurre drasticamente il capitale immobilizzato in scorte inutili o obsolete.

Raccomandazione: Adottare il conteggio ciclico non per “contare meglio”, ma per trasformare il magazzino da un centro di costo a un motore di agilità aziendale.

Il silenzio surreale di un magazzino fermo per l’inventario annuale è il suono del capitale che si erode. Per tre giorni, a volte di più, le operazioni si bloccano, gli ordini si accumulano e un’intera squadra viene dirottata su un’attività a basso valore aggiunto, solo per scoprire, a consuntivo, discrepanze che è ormai troppo tardi per analizzare. Questo rituale, vissuto da molti Responsabili di Magazzino e CFO come un male necessario, nasconde costi ben più profondi della semplice interruzione operativa: il costo delle decisioni sbagliate basate su dati inaffidabili per 362 giorni all’anno.

La risposta convenzionale a questo problema è l’adozione dell’inventario rotante o ciclico, un metodo che promette conteggi più frequenti e meno impattanti. Si parla di analisi ABC per classificare i prodotti e concentrare gli sforzi. Ma questo approccio, seppur corretto, si ferma in superficie. Vede l’accuratezza come l’obiettivo finale, un numero da esporre in un report. E se la vera chiave non fosse raggiungere il 99% di accuratezza, ma usare quel dato come un bisturi per una diagnosi continua della salute operativa e finanziaria dell’azienda?

Questo non è un articolo che si limita a confrontare due metodi di conteggio. È un’analisi da auditor che svela come trasformare l’inventario da un obbligo contabile a uno strumento strategico di gestione. Invece di limitarci a contare, impareremo a interrogare i dati. Dimostreremo che l’abbandono dell’inventario annuale non è una scelta di metodo, ma una decisione finanziaria imprescindibile per liberare capitale immobilizzato, smascherare le inefficienze nascoste nei processi e dotare l’azienda di una reale agilità.

In questo percorso, analizzeremo le strategie operative per implementare un sistema di controllo efficace. Partiremo dalla classificazione strategica delle scorte, per poi addentrarci nelle tecniche di indagine delle discrepanze, nel calcolo delle scorte di sicurezza dinamiche e nella gestione del fine vita dei prodotti. Infine, valuteremo le tecnologie che possono supportare questa trasformazione, fornendo un quadro completo per passare dalla teoria alla pratica.

Sommario: Inventario strategico: guida all’accuratezza che libera valore

Perché contare i codici “Classe C” con la stessa frequenza dei “Classe A” è uno spreco di tempo?

L’idea che ogni articolo in magazzino meriti la stessa attenzione è un errore strategico che costa tempo e risorse preziose. Il principio di Pareto (80/20), applicato alla gestione delle scorte tramite l’analisi ABC, ci insegna che una piccola percentuale di articoli (Classe A) rappresenta la maggior parte del valore dell’inventario. Trattare una vite a basso costo (Classe C) con la stessa rigorosa frequenza di conteggio di un motore ad alto valore (Classe A) non è diligenza, ma inefficienza. L’obiettivo non è contare tutto, ma controllare ciò che conta.

L’analisi ABC segmenta l’inventario in tre categorie per allocare le risorse di controllo in modo intelligente. Gli articoli di Classe A (tipicamente il 10-20% dei codici) costituiscono il 70-80% del valore e richiedono controlli rigidi e frequenti. La Classe B è la categoria intermedia. La Classe C, che può rappresentare oltre il 50% dei codici ma solo il 5% del valore, può essere gestita con controlli meno frequenti, persino visivi, senza compromettere significativamente l’accuratezza finanziaria complessiva. Spesso, a questa analisi si affianca l’analisi XYZ, che classifica i prodotti in base alla volatilità della domanda (X=costante, Y=variabile, Z=imprevedibile), creando una matrice di controllo ancora più sofisticata.

Matrice colorata ABC-XYZ per classificazione articoli magazzino con gradienti di intensità

Come dimostra la matrice visiva, non tutti gli articoli nascono uguali. L’implementazione di questa logica porta a risultati tangibili, liberando il personale da conteggi ripetitivi su articoli di scarso valore per concentrarsi sulla gestione proattiva delle scorte critiche.

Caso di studio: Come l’analisi ABC riduce i conteggi del 70%

Un’azienda del settore automotive ha rivoluzionato il proprio processo di inventario implementando il conteggio ciclico basato sull’analisi ABC. I motori (Classe A, 80% del valore) vengono ora contati settimanalmente, i sistemi frenanti (Classe B, 15%) mensilmente, e le scatole del cambio (Classe C, 5%) solo trimestralmente. Il risultato è stato una drastica riduzione dello sforzo: da oltre 1.000 ubicazioni controllate durante l’inventario annuale si è passati a soli 30 conteggi mirati al giorno, senza mai interrompere le operazioni logistiche e garantendo un controllo costante sugli articoli più critici.

Questa tabella offre una guida pratica per definire le frequenze di conteggio, trasformando un principio teorico in una politica operativa chiara.

Frequenza di conteggio ottimale per classe ABC
Classe % Valore Inventario % Articoli Frequenza Conteggio Controllo Stock
A 70-80% 10-20% Mensile/Settimanale Rigido – JIT
B 15-25% 30% Trimestrale Normale
C 5% 50% Semestrale/Annuale Minimo – Visivo

Interiorizzare questo approccio differenziato è il primo passo. Per questo, è utile rileggere i principi della classificazione strategica delle scorte.

Furti, errori o processi sbagliati: come indagare sulle discrepanze ricorrenti?

Una discrepanza inventariale non è un problema, è un sintomo. Trattarla come un semplice errore di conteggio da correggere a sistema significa ignorare la malattia sottostante. Dall’ottica di un auditor, ogni differenza tra l’inventario fisico e quello contabile è un’opportunità di diagnostica operativa. Può rivelare un processo di prelievo fallace, una falla nella sicurezza, un errore sistematico in fase di ricezione merci o persino un furto. L’obiettivo del conteggio ciclico non è solo correggere il dato, ma fornire un flusso costante di informazioni per indagare e risolvere la causa alla radice (Root Cause Analysis).

L’indagine deve essere strutturata e basata sui dati, non sulle impressioni. Si tratta di passare da un approccio reattivo (“correggiamo la quantità”) a uno proattivo (“perché questa discrepanza si ripete su questo articolo?”). Questo richiede un metodo per distinguere le normali fluttuazioni statistiche dai segnali di un problema reale. Un piccolo scostamento su un articolo di classe C potrebbe essere rumore di fondo, ma la stessa differenza su un articolo di classe A richiede un’indagine immediata e approfondita. La chiave è applicare un livello di reazione proporzionato all’importanza dell’articolo.

Il cycle counting offre un controllo costante dell’inventario senza sacrificare la produttività aziendale, permettendo di identificare discrepanze in modo continuo e ridurre il rischio di errori accumulati nel tempo.

– Logistica Efficiente Editorial Team, Manuale CYCLE COUNTING – Metodologie moderne

Adottare un framework di analisi permette di trasformare i dati delle discrepanze in azioni correttive concrete, migliorando i processi e prevenendo il ripetersi degli errori. Questo è il vero valore aggiunto di un sistema di inventario continuo.

Il vostro piano d’azione: Analisi delle cause profonde per le discrepanze

  1. Mappatura delle cause (Diagramma di Ishikawa): Utilizzare il diagramma causa-effetto (6M: Manodopera, Metodo, Macchinari, Materiali, Misurazione, Mother Nature/Ambiente) per mappare tutte le possibili fonti di errore per una specifica discrepanza.
  2. Controllo Statistico di Processo (SPC): Implementare carte di controllo per tracciare le discrepanze nel tempo. Intervenire solo quando una variazione supera le soglie di controllo, distinguendo così il “rumore” casuale da un’anomalia significativa.
  3. Matrice di Reazione Differenziata: Stabilire regole di ingaggio chiare in base alla classe ABC. Ad esempio, per un articolo di Classe A, avviare un’indagine entro 24 ore; per la Classe B, un’analisi aggregata settimanale; per la Classe C, agire solo se il trend di scostamento supera una soglia predefinita (es. 5%).
  4. Verifica delle “Ubicazioni Vuote”: Eseguire conteggi mirati su locazioni che a sistema risultano vuote. Spesso questo svela “inventario fantasma positivo”, ovvero merce presente ma non registrata, tipicamente a causa di errori di posizionamento.
  5. Documentazione e Azioni Preventive: Analizzare i dati raccolti per identificare pattern ricorrenti (es. lo stesso operatore, lo stesso turno, lo stesso tipo di prodotto) e implementare controlli preventivi mirati sui processi critici individuati.

Per rendere efficace questo processo di indagine, è fondamentale padroneggiare il framework di analisi delle cause alla radice.

Formule fisse vs algoritmi: come calcolare la scorta minima quando la domanda è stagionale?

Determinare la scorta minima (safety stock) con una formula statica è come guidare guardando solo lo specchietto retrovisore. Funziona su strade dritte e prevedibili, ma porta al disastro di fronte a curve improvvise come la stagionalità o picchi di domanda inattesi. Molte aziende si affidano ancora a regole empiriche (“teniamo due settimane di scorta”) o a formule base che ignorano la variabile più importante: la volatilità della domanda. Questo approccio genera inevitabilmente un eccesso di capitale immobilizzato durante i periodi di bassa stagione e rotture di stock nei momenti di picco.

La gestione moderna delle scorte richiede un salto di qualità verso modelli dinamici. Algoritmi come il livellamento esponenziale di Holt-Winters sono progettati specificamente per gestire dati con trend e stagionalità. Questi sistemi non si limitano a guardare il passato, ma proiettano i pattern futuri, adattando i livelli di scorta di sicurezza in modo proattivo. Come evidenziato da esperti di settore, la formula completa per il calcolo professionale deve considerare sia la variabilità della domanda che l’inaffidabilità dei tempi di consegna dei fornitori (lead time). L’adozione di un approccio algoritmico non è una complicazione, ma una necessità per mantenere alti livelli di servizio senza annegare nelle scorte.

Caso di studio: Riduzione delle scorte del 98% con algoritmi predittivi

GMDH Streamline, un software di pianificazione della supply chain, gestisce l’inventario per i suoi clienti utilizzando modelli di previsione avanzati. Per i prodotti con domanda stagionale, il sistema applica automaticamente algoritmi come quello di Holt-Winters. In un’implementazione, questo approccio ha permesso di ottenere una riduzione delle scorte tra il 90% e il 98%, mantenendo o addirittura migliorando il livello di servizio al cliente. Il sistema confronta costantemente le previsioni algoritmiche con metodi più semplici, assicurando che la complessità aggiuntiva porti sempre un vantaggio economico misurabile (Forecast Value Added).

La transizione da formule fisse ad algoritmi non è solo un upgrade tecnologico, ma un cambiamento di mentalità: da una gestione basata sulla paura (overstocking) a una basata sulla fiducia nei dati (stock ottimizzato). Questo permette di liberare immense quantità di capitale immobilizzato, che può essere reinvestito in attività a più alto valore aggiunto.

Comprendere la differenza tra un approccio statico e uno dinamico è cruciale. Rileggere le logiche dietro il calcolo algoritmico delle scorte aiuta a solidificare questo concetto.

L’errore di tenere a magazzino codici “morti” da 5 anni che occupano spazio prezioso

Il magazzino non è un museo. Eppure, in troppe aziende, scaffali preziosi sono occupati da “reperti”: codici prodotto che non ruotano da anni, accumulando polvere e immobilizzando capitale. L’obsolescenza non è solo un problema di spazio; è un’emorragia finanziaria silenziosa. Ogni giorno che un articolo invenduto rimane a magazzino, il suo valore contabile diminuisce, mentre i costi di mantenimento (spazio, assicurazione, gestione) continuano a crescere. Tenere a bilancio questi articoli al loro valore originale è una finzione contabile che maschera una perdita reale.

Un auditor sa che la gestione dell’obsolescenza richiede un approccio sistematico e spietato. È necessario definire una politica chiara di svalutazione progressiva, che riconosca la perdita di valore nel tempo e la rifletta correttamente nel conto economico. Questo non solo fornisce una visione più veritiera della salute finanziaria dell’azienda, ma crea anche l’urgenza necessaria per agire. Le azioni correttive sono molteplici e vanno tentate in sequenza: dal reso al fornitore alla vendita a stockisti, dalla creazione di bundle promozionali fino alla donazione per ottenere un beneficio fiscale. La rottamazione deve essere sempre l’ultima spiaggia, ma non può essere rimandata all’infinito.

Confronto visivo tra area magazzino congestionata e area ottimizzata dopo rimozione obsoleti

Liberare lo spazio occupato da scorte morte ha un impatto immediato sulla produttività, migliorando i flussi e riducendo i tempi di prelievo. È un’azione che trasforma un’area stagnante e costosa in uno spazio produttivo e agile. La tabella seguente illustra una possibile matrice per gestire questo processo in modo strutturato.

Matrice di svalutazione progressiva per obsolescenza
Periodo Inattività % Svalutazione Azione Consigliata Impatto P&L
0-12 mesi 0% Monitoraggio normale Nessuno
13-24 mesi 25% Promozione/Bundle Write-down parziale
25-36 mesi 50% Liquidazione/Reso fornitore Accantonamento 50%
37-48 mesi 75% Mercato secondario/Donazione Perdita significativa
Oltre 48 mesi 100% Rottamazione Write-off completo

Affrontare l’obsolescenza richiede coraggio manageriale e un piano d’azione chiaro. È fondamentale comprendere appieno le implicazioni finanziarie e le strategie di smaltimento.

Quando il computer dice “c’è” ma lo scaffale è vuoto: allineare flussi fisici e informatici

L’inventario fantasma è uno dei problemi più frustranti e costosi per un magazzino. Si manifesta in due forme: l’inventario fantasma positivo, quando il sistema gestionale (WMS) indica la presenza di un articolo che fisicamente non c’è, e l’inventario fantasma negativo, quando un articolo è presente sullo scaffale ma assente a sistema. Il primo porta a mancate vendite e clienti insoddisfatti; il secondo a eccesso di scorte e capitale immobilizzato. Entrambi sono il risultato di un disallineamento tra i flussi informatici e i movimenti fisici della merce.

La causa principale di questo disallineamento è quasi sempre l’errore umano, amplificato da processi non a prova di errore. Un operatore che preleva un articolo senza scansionarlo, che sposta merce da un’ubicazione all’altra senza registrarlo, o che commette un errore di digitazione durante la ricezione, crea una crepa nell’integrità dei dati. Questa crepa genera il “costo della sfiducia“: gli operatori smettono di fidarsi del WMS e iniziano a fare controlli manuali, i responsabili acquisti ordinano scorte di sicurezza aggiuntive “per non sbagliare”, e l’efficienza crolla. La soluzione non è “fare più attenzione”, ma implementare processi a ciclo chiuso (closed-loop) che rendano l’errore impossibile o immediatamente tracciabile.

Caso di studio: Eliminare gli errori di posizionamento con la scansione doppia

Per risolvere il problema dell’inventario fantasma, un’azienda ha implementato un sistema a ciclo chiuso con il WMS Easy WMS di Mecalux. Ogni movimento di merce – prelievo, stoccaggio, trasferimento – richiede obbligatoriamente una doppia scansione: una per il codice a barre dell’articolo e una per il codice a barre dell’ubicazione. Questo sistema impedisce fisicamente di posizionare un articolo nel posto sbagliato o di prelevare quello errato. Il risultato è stata una riduzione del 90% degli errori di posizionamento e la quasi totale eliminazione dell’inventario fantasma, aumentando drasticamente la fiducia nel sistema e l’efficienza operativa.

La tecnologia gioca un ruolo chiave nel garantire questo allineamento. Sebbene i codici a barre siano uno standard, tecnologie come l’RFID offrono un livello di accuratezza superiore, fondamentale in alcuni settori. Studi nel settore fashion dimostrano che un’accuratezza del 99% è raggiungibile con letture RFID, contro l’85% del barcode tradizionale. La scelta tecnologica deve essere guidata da un’analisi costi-benefici legata alla criticità degli errori nel proprio specifico contesto operativo.

La fiducia nei dati del sistema è il pilastro di un magazzino efficiente. È essenziale capire come allineare perfettamente i flussi fisici e quelli digitali.

Quando ridurre lo stock di ricambi grazie alla confidenza nel sistema predittivo?

La gestione dei ricambi per la manutenzione (MRO – Maintenance, Repair, and Operations) è una sfida unica. Si tratta spesso di articoli costosi, a bassissima rotazione, ma la cui assenza può causare fermi di produzione milionari. La tentazione è quindi quella di accumulare scorte “per ogni evenienza”, immobilizzando ingenti quantità di capitale. La manutenzione predittiva, basata sull’analisi dei dati dei macchinari, promette di risolvere questo dilemma, ma una domanda cruciale rimane: quando possiamo fidarci abbastanza del sistema predittivo da ridurre drasticamente le scorte di sicurezza?

La risposta risiede nella misurazione e nel monitoraggio di indicatori di affidabilità specifici. Un concetto chiave è la Curva P-F, che mappa il tempo che intercorre tra il momento in cui un potenziale guasto è rilevabile (P – Potential Failure) e il momento in cui avviene il guasto funzionale (F – Functional Failure). Massimizzare l’intervallo P-F dà al team di manutenzione più tempo per reagire, riducendo la necessità di avere il ricambio immediatamente disponibile. Un altro indicatore fondamentale è il Mean Time Between Failures (MTBF). Solo quando l’MTBF di un componente mostra un andamento stabile o in miglioramento per un periodo prolungato (es. > 6 mesi), si può iniziare a considerare una riduzione dello stock.

La decisione finale deve essere guidata da una matrice di criticità che incrocia l’impatto del fermo macchina con la frequenza del guasto. Per un componente a basso impatto e bassa frequenza, si può optare per una strategia a zero stock (zero-inventory), affidandosi a ordini just-in-time. Per ricambi estremamente costosi e raramente utilizzati, strategie come lo stock pooling (condivisione di scorte con altre aziende) possono essere una soluzione finanziariamente vincente. La fiducia non è un sentimento, ma il risultato di un’analisi dati rigorosa.

La gestione just-in-time dei ricambi richiede non solo tecnologia predittiva affidabile ma anche una profonda comprensione dei pattern di guasto specifici di ogni asset.

– Uwe Neitzel, AutoStore Director North American Business Development

Per applicare questa strategia avanzata, è indispensabile padroneggiare i criteri di riduzione dello stock basati sull'affidabilità predittiva.

Perché piccoli cambiamenti nella domanda cliente creano il caos nei tuoi ordini ai fornitori?

Un piccolo aumento della domanda nel punto vendita può trasformarsi in un ordine di riapprovvigionamento sproporzionato per il distributore, che a sua volta genera un ordine ancora più grande per il produttore, e così via fino al fornitore di materie prime. Questo fenomeno di amplificazione della variabilità risalendo la supply chain è noto come Effetto Frusta (Bullwhip Effect). È una delle principali cause di inefficienza, che porta a cicli di eccesso di scorte seguiti da rotture di stock, costi di trasporto non ottimali e relazioni tese con i fornitori. La causa principale è la mancanza di visibilità sulla domanda reale del cliente finale.

Ogni “anello” della catena, agendo in modo isolato e basando le proprie previsioni sugli ordini ricevuti dall’anello immediatamente successivo, introduce distorsioni e ritardi. L’effetto è devastante: studi hanno dimostrato come una variazione del 5% nella domanda finale può causare fluttuazioni fino all’80% a monte della supply chain. Altre cause includono il raggruppamento degli ordini (es. un unico ordine mensile per ridurre i costi di trasporto), le fluttuazioni di prezzo che incentivano acquisti speculativi e il razionamento da parte dei fornitori in periodi di scarsità.

Contrastare l’effetto frusta richiede un cambio di paradigma: dalla previsione alla reazione, basata sulla condivisione delle informazioni. Strategie come il Vendor Managed Inventory (VMI), dove è il fornitore a gestire le scorte del cliente basandosi sui dati di vendita reali, o l’implementazione di sistemi di riapprovvigionamento continuo, sono fondamentali. L’approccio moderno del Demand Driven MRP (DDMRP) utilizza “polmoni” di stock in punti di disaccoppiamento strategici per assorbire la variabilità senza trasmetterla a monte.

Caso di studio: Walmart e la lotta all’Effetto Frusta

Walmart è stata una delle prime aziende a combattere efficacemente l’effetto frusta implementando un sistema di riapprovvigionamento continuo (Continuous Replenishment). Invece di aggregare gli ordini, i singoli punti vendita trasmettono i dati di vendita direttamente dal registratore di cassa al quartier generale più volte al giorno. Queste informazioni sulla domanda reale vengono condivise in tempo reale con i principali fornitori. Questo sistema demand-driven ha permesso a Walmart di ridurre drasticamente le scorte, minimizzare le rotture di stock e creare una supply chain molto più reattiva ed efficiente.

Smorzare le oscillazioni della supply chain è vitale per la stabilità finanziaria. È importante capire a fondo le cause e le soluzioni dell'effetto frusta.

Punti chiave da ricordare

  • L’analisi ABC non serve a contare di più, ma a investire le risorse di controllo dove il rischio finanziario è maggiore.
  • Ogni discrepanza inventariale è un dato: va usato per diagnosticare problemi di processo, non solo per correggere una quantità.
  • L’accuratezza dei dati è il fondamento che permette di ridurre le scorte di sicurezza e liberare capitale immobilizzato.

Barcode o RFID? Come scegliere la tecnologia di tracciabilità per il tuo settore

La scelta tra codici a barre e RFID (Radio-Frequency Identification) non è una semplice questione di modernità, ma una decisione strategica con un impatto diretto sul ROI. Il codice a barre è una tecnologia matura, economica e universalmente diffusa, ma ha limiti intrinseci: richiede una linea di vista diretta per la lettura, può leggere un solo articolo alla volta e può essere facilmente danneggiato. L’RFID, al contrario, permette letture multiple e a distanza, non richiede contatto visivo e i tag possono essere più resistenti e persino riscrivibili. Tuttavia, il costo per tag e per l’infrastruttura è significativamente più alto.

La scelta dipende interamente dal “costo dell’errore” e dal “valore della velocità” nel proprio settore. In un magazzino di prodotti a basso costo e alta rotazione, il barcode potrebbe essere più che sufficiente. Ma in settori come il farmaceutico (dove la tracciabilità e l’anticontraffazione sono vitali), il fashion/retail (dove la velocità di inventario e la visibilità in tempo reale sono cruciali per evitare stockout) o la logistica di grandi volumi, il business case per l’RFID diventa molto più solido. L’investimento iniziale più alto viene ripagato da una drastica riduzione della manodopera per i conteggi, da una maggiore accuratezza e da una migliore gestione delle scorte.

Caso di studio: ROI dell’RFID nel Fast Fashion – Sandro Ferrone

L’azienda di fast fashion Sandro Ferrone ha ottenuto un ritorno sull’investimento in 18 mesi implementando la tecnologia RFID. I tempi per l’inventario di 100 capi sono crollati da 10 minuti a soli 6-7 secondi, con un’accuratezza che ha raggiunto il 99%. Questa visibilità in tempo reale ha permesso di ottimizzare il riapprovvigionamento dei punti vendita, conoscere l’esatta disponibilità di taglie e colori e mantenere le rimanenze di fine stagione al di sotto del 5%. Il ROI è stato calcolato sommando il risparmio di manodopera, la riduzione delle mancate vendite (stockout) e l’aumento di efficienza nel replenishment.

La seguente tabella offre un quadro comparativo per guidare la decisione, evidenziando i criteri chiave e i settori in cui l’RFID offre il maggior vantaggio competitivo.

ROI comparativo Barcode vs RFID per settore
Criterio Barcode RFID Settore Ideale RFID
Costo iniziale Basso (0,01-0,05€/tag) Alto (0,10-1€/tag)
Velocità lettura 1 item/secondo 100+ items/secondo Fashion, Retail
Distanza lettura Contatto visivo Fino a 10 metri Logistica, Automotive
Condizioni difficili Limitato Resiste a umidità/sporco Alimentare, Chimico
Anti-contraffazione Minima Chip criptato univoco Farmaceutico, Luxury
Riscrivibile No Sì, con password Manifatturiero

Per un’implementazione di successo, è essenziale ritornare alle fondamenta di una gestione strategica dell'inventario, poiché nessuna tecnologia può compensare un processo mal definito.

L’abbandono dell’inventario annuale in favore di un sistema di controllo continuo e intelligente non è più un’opzione, ma una necessità competitiva. L’obiettivo finale è trasformare il magazzino da un’area statica e costosa a un nodo dinamico e intelligente della vostra supply chain. Il passo successivo consiste nell’avviare un progetto pilota su una specifica famiglia di prodotti per misurare i benefici e costruire il business case per un’implementazione su larga scala.

Scritto da Elena Ferrari, Direttrice della Supply Chain e Logistica con esperienza internazionale. Esperta in gestione scorte, trasporti intermodali e ottimizzazione dei flussi di magazzino.