Pubblicato il Aprile 12, 2024

La riduzione del 15% dei costi non deriva solo da percorsi più brevi, ma dall’eliminazione sistematica dei “costi fantasma” che l’esperienza manuale non può vedere.

  • Lo stile di guida aggressivo e i viaggi a vuoto impattano direttamente sul consumo di carburante e sull’usura dei mezzi.
  • La manutenzione reattiva e la gestione inflessibile delle consegne generano fermi macchina e inefficienze operative.

Raccomandazione: Per tagliare realmente i costi, è necessario passare da una logistica basata sulla reazione a un ecosistema predittivo che usa i dati per anticipare i problemi prima che si manifestino.

Nell’attuale scenario economico, con il prezzo del carburante che erode i margini e clienti sempre più esigenti, ogni fleet manager si trova di fronte a una sfida quotidiana: come rendere ogni viaggio più efficiente? La risposta tradizionale si è sempre basata sull’esperienza degli autisti, sulla loro conoscenza delle scorciatoie e sulla loro capacità di “fiutare” il traffico. Questa abilità artigianale, per quanto preziosa, mostra oggi i suoi limiti. Affidarsi unicamente all’intuito umano significa navigare a vista in un oceano di complessità, ignorando una serie di costi nascosti, quasi invisibili, che sabotano silenziosamente la redditività.

Questi “costi fantasma” includono il consumo extra dovuto a uno stile di guida non ottimale, i chilometri percorsi con un camion mezzo vuoto per la fretta di completare una consegna, o il fermo macchina inaspettato che blocca un veicolo in autostrada. La vera rivoluzione non sta quindi nel trovare una strada più corta, ma nell’adottare un approccio sistemico. La chiave è passare da una gestione reattiva, che risolve i problemi quando si presentano, a un’intelligenza operativa predittiva. Questo articolo non si limiterà a elencare i vantaggi di un software, ma smaschererà le principali fonti di inefficienza e dimostrerà, dati alla mano, come una piattaforma di routing dinamico trasformi i dati in decisioni strategiche, garantendo una resilienza e un’efficienza che l’esperienza da sola non può più raggiungere.

Questo articolo analizza in dettaglio le aree critiche della gestione della flotta, offrendo soluzioni pratiche basate su dati. Il sommario seguente vi guiderà attraverso i punti chiave per trasformare la vostra operatività.

Sommario: Ottimizzazione della flotta: guida strategica alla riduzione dei costi

Pianificazione manuale vs Software: quando l’esperienza dell’autista non basta più?

Per decenni, la pianificazione dei percorsi è stata un’arte affidata all’esperienza dell’autista più anziano. La sua conoscenza delle strade, dei clienti e delle scorciatoie era considerata un asset insostituibile. Tuttavia, oggi questa visione romantica si scontra con una realtà molto più complessa. Il traffico in tempo reale, le finestre di consegna sempre più strette e la necessità di ottimizzare ogni litro di carburante richiedono una capacità di calcolo che supera i limiti umani. L’esperienza non può processare dinamicamente migliaia di variabili come un algoritmo. Il risultato? Percorsi sub-ottimali, ore di guida sprecate e costi operativi che lievitano.

L’adozione di software di gestione flotte non è un rimpiazzo dell’esperienza, ma un suo potenziamento. Queste piattaforme trasformano l’intuito in intelligenza operativa, fornendo dati oggettivi per prendere decisioni migliori. L’obiettivo è chiaro: ridurre le inefficienze strutturali. Infatti, secondo uno studio di FleetUp, l’ottimizzazione può portare a una riduzione dei costi operativi fino al 15%, un margine che può determinare la redditività di un’intera azienda. Questo non si ottiene solo scegliendo la strada più breve, ma orchestrando l’intera giornata lavorativa in modo più intelligente.

Caso di studio: l’efficienza di PTV Smartour nella logistica italiana

Aziende leader nel settore del trasporto e della GDO in Italia, come Arcese Trasporti e Gruppo PAM, utilizzano il software PTV Smartour per la pianificazione e l’ottimizzazione dei giri di distribuzione. Come riportato da Industrial Market, questo strumento permette di ottenere un miglior grado di utilizzo delle risorse (autisti, veicoli e rimorchi), dimostrando che la tecnologia è un alleato strategico per la competitività sul mercato nazionale.

L’integrazione di un sistema software segna il passaggio da una logistica reattiva, basata sull’abitudine, a una proattiva, fondata sui dati. È un cambiamento culturale prima che tecnologico, che libera gli autisti dal peso della pianificazione e permette loro di concentrarsi su ciò che sanno fare meglio: guidare in sicurezza ed efficienza.

Perché il “piede pesante” dell’autista ti costa 2000 € all’anno per camion?

Il “piede pesante”, ovvero uno stile di guida caratterizzato da accelerazioni brusche, frenate improvvise e velocità eccessiva, è uno dei “costi fantasma” più insidiosi e sottovalutati nella gestione di una flotta. Spesso liquidato come una semplice “abitudine”, il suo impatto economico è invece concreto e misurabile. Non si tratta solo di sicurezza, ma di pura efficienza operativa. Uno stile di guida aggressivo aumenta l’usura di pneumatici e freni e, soprattutto, fa impennare il consumo di carburante.

La fisica è implacabile: la resistenza dell’aria aumenta esponenzialmente con la velocità. I dati lo confermano in modo netto: un veicolo che viaggia a 130 km/h consuma circa il 30% in più rispetto a uno che mantiene una velocità di 100 km/h. Tradotto in euro, questo spreco può facilmente raggiungere e superare i 2.000 € all’anno per ogni singolo veicolo della flotta, considerando una percorrenza media e i costi attuali del gasolio. Questo importo, moltiplicato per il numero di mezzi, rappresenta una perdita secca che nessuna ottimizzazione dei percorsi può compensare da sola.

I moderni sistemi telematici, integrati nei software di routing, permettono di superare questo problema. Non si tratta di “spiare” l’autista, ma di implementare un sistema di feedback oggettivo. Monitorando parametri come velocità, accelerazione e decelerazione, è possibile creare report e punteggi di guida (Driver Scorecard). Questi strumenti trasformano un’abitudine soggettiva in un dato misurabile, consentendo di avviare programmi di formazione mirati e di incentivare i comportamenti più virtuosi. L’obiettivo non è punire, ma rendere l’autista consapevole dell’impatto economico del suo stile di guida, trasformandolo in un partner attivo nella riduzione dei costi.

Come gestire i clienti che pretendono consegne tassative in orari di punta?

La richiesta di un cliente per una consegna in una finestra oraria specifica, specialmente durante le ore di punta, è una delle sfide più complesse per un responsabile della distribuzione. Cedere a questa richiesta senza un’analisi adeguata può significare condannare un veicolo a ore di coda nel traffico, con un conseguente spreco di carburante, aumento delle emissioni e un ritardo a cascata su tutte le consegne successive. Negare la richiesta, d’altro canto, rischia di compromettere la relazione commerciale. La soluzione non sta nell’imposizione, ma nella comunicazione basata sui dati.

Un software di routing dinamico diventa in questo contesto uno strumento di negoziazione. Invece di un “no” categorico, il fleet manager può presentare al cliente una simulazione oggettiva. Mostrando due scenari – il percorso nell’orario richiesto e un percorso alternativo in un orario a minor congestione – è possibile quantificare l’impatto della decisione. Si può dimostrare, dati alla mano, che una piccola flessibilità da parte del cliente può tradursi in un servizio più puntuale e sostenibile per tutti.

Manager che mostra a un cliente una simulazione di percorsi su tablet in un ufficio moderno

L’argomento economico è potente: rimanere bloccati nel traffico ha un costo diretto. Come evidenziato da Verizon Connect, in aree molto congestionate, un traffico regolare potrebbe comportare un incremento della produttività fino al 30%. Presentare questi dati trasforma la discussione da un braccio di ferro a una collaborazione strategica. Il cliente capisce che l’obiettivo non è negare il servizio, ma garantirlo nel modo più efficiente possibile, costruendo una resilienza logistica condivisa. Invece di subire le richieste, l’azienda guida il cliente verso la soluzione migliore per entrambi.

L’errore di far partire camion mezzi vuoti per fretta di consegnare

Far partire un camion non completamente carico è uno degli errori più costosi nella logistica. Spesso giustificato dalla “fretta di consegnare” o dalla necessità di rispettare una scadenza per un singolo cliente, questo approccio ignora un principio fondamentale: il costo di un viaggio (carburante, autista, usura del veicolo) è quasi lo stesso, indipendentemente dal fatto che il vano di carico sia pieno al 100% o al 50%. Ogni metro cubo non utilizzato rappresenta una perdita di profitto diretta e un’emissione di CO2 superflua.

La soluzione a questa inefficienza risiede nella saturazione strategica del carico. Non si tratta semplicemente di “riempire il camion”, ma di pianificare attivamente per massimizzare l’utilizzo di ogni veicolo. I software di ottimizzazione del carico sono essenziali in questo processo, poiché calcolano il modo migliore per consolidare le spedizioni, combinando carichi parziali (LTL – Less Than Truckload) per creare viaggi a pieno carico (FTL – Full Truckload). Questo approccio richiede un cambio di mentalità: dalla logica della singola spedizione a quella dell’ottimizzazione dell’intera rete.

Le strategie per raggiungere questo obiettivo sono diverse e complementari, come dimostra l’analisi di Logisticamente. L’adozione di piattaforme per il backhauling dinamico, ad esempio, permette di eliminare i costosi viaggi di ritorno a vuoto, trovando carichi disponibili lungo la rotta di rientro.

Confronto delle strategie di ottimizzazione del carico
Strategia Riduzione costi Implementazione
Saturazione massima veicoli Riduzione costo per pallet/volume Software di ottimizzazione carico
Backhauling dinamico Eliminazione viaggi vuoti di ritorno Piattaforma matching carichi
Consolidamento spedizioni -30% costi unitari Pianificazione giorni standard

Implementare queste tattiche significa trasformare ogni viaggio in un’opportunità di guadagno. Invece di subire una pianificazione frammentata, l’azienda prende il controllo, aggregando la domanda e ottimizzando l’offerta di trasporto. Il risultato è una drastica riduzione del costo per unità trasportata e un miglioramento significativo della sostenibilità ambientale della flotta.

Quando fermare un furgone per manutenzione prima che si rompa in autostrada?

Un veicolo fermo in autostrada per un guasto non è solo un inconveniente, è un fallimento operativo. Comporta costi di traino, ritardi nelle consegne, insoddisfazione del cliente e, soprattutto, un costo di riparazione d’emergenza molto più elevato rispetto a un intervento pianificato. La manutenzione tradizionale, basata su scadenze fisse (es. ogni 20.000 km), è un approccio reattivo che non tiene conto dell’effettivo utilizzo del veicolo. Un furgone che opera principalmente in città subisce un’usura di frizione e freni molto diversa da uno che percorre solo autostrade.

La risposta a questa incertezza è la manutenzione predittiva, un approccio data-driven reso possibile dalla telemetria. Invece di basarsi su medie statistiche, la manutenzione predittiva utilizza i dati reali raccolti dal veicolo per anticipare i guasti. I sistemi GPS e i sensori di bordo non servono solo a tracciare la posizione, ma a monitorare parametri vitali come i chilometri effettivi percorsi, le ore di funzionamento del motore e persino lo stile di guida, che incide direttamente sull’usura dei componenti.

Meccanico professionista che ispeziona il motore di un furgone commerciale in officina ben illuminata

Analizzando questi dati, un software di gestione della flotta può impostare alert automatici basati su soglie personalizzate per ogni singolo veicolo e tipo di percorso. In questo modo, il sistema segnala la necessità di un intervento prima che il problema diventi critico, permettendo di programmare la manutenzione durante i periodi di inattività pianificata e presso officine convenzionate, ottimizzando tempi e costi. Si passa così dal “riparare quando si rompe” al “intervenire prima che si rompa”.

Piano d’azione: la vostra strategia di manutenzione predittiva

  1. Monitoraggio Dati: Implementare la telemetria per tracciare i km effettivi percorsi e le ore di funzionamento del motore in tempo reale per ogni veicolo.
  2. Contestualizzazione dell’Usura: Analizzare e distinguere i dati raccolti tra percorsi urbani, extraurbani e autostradali per calcolare un’usura differenziata.
  3. Pianificazione Intelligente: Sfruttare i dati per programmare gli interventi di manutenzione durante i periodi di inattività già pianificati del veicolo.
  4. Ottimizzazione Logistica: Utilizzare il software di routing per indirizzare il veicolo verso l’officina autorizzata più vicina al termine del suo giro di consegne.
  5. Implementazione di Alert: Configurare avvisi automatici basati su soglie di usura personalizzate (es. ore motore, km percorsi in condizioni gravose) per anticipare ogni potenziale guasto.

Come gestire il trasbordo finale dall’hub intermodale al cliente senza perdere tempo?

L’ultimo miglio è notoriamente la fase più costosa e complessa della catena logistica. Quando le merci arrivano a un hub intermodale via treno o nave, la sfida è orchestrare il loro trasbordo sui furgoni per la consegna finale senza creare colli di bottiglia. La pianificazione manuale di questa fase critica è un labirinto di fogli di calcolo, telefonate e documenti cartacei. Questo caos operativo genera ritardi, errori di allocazione e un’attesa frustrante per gli autisti, che vedono le loro ore di guida erose non sulla strada, ma fermi in un piazzale.

L’efficienza in questa fase di transizione dipende dalla digitalizzazione e dall’automazione. Un moderno Transport Management System (TMS) agisce come un direttore d’orchestra digitale, sincronizzando perfettamente l’arrivo delle merci con la disponibilità di veicoli e autisti. Il sistema automatizza l’assegnazione dei carichi, la generazione dei documenti di trasporto e la comunicazione tra l’hub e la flotta. Grazie a questa integrazione, è possibile ottenere una riduzione del tempo di processamento fino al 95%, trasformando ore di attesa in minuti di operatività.

L’impatto di questa ottimizzazione è profondo. Un TMS avanzato non si limita a gestire i flussi, ma li ottimizza attivamente.

Caso di studio: ottimizzazione hub-to-van con Alpega TMS

La piattaforma Alpega TMS, ad esempio, utilizza algoritmi di machine learning per orchestrare il routing dinamico e l’allocazione ottimale delle risorse dall’hub al cliente finale. Questo approccio basato sui dati permette non solo di eliminare i tempi morti, ma anche di ottenere fino all’8% di risparmio sulla spesa complessiva di trasporto grazie a un’allocazione più efficiente e a una migliore pianificazione dei percorsi dell’ultimo miglio. L’investimento in tecnologia si traduce direttamente in un vantaggio competitivo tangibile.

Gestire il trasbordo in modo efficiente significa quindi attaccare una delle principali fonti di costo e ritardo della supply chain. Automatizzare questa fase permette di liberare risorse preziose e di garantire che la velocità guadagnata nel trasporto a lunga distanza non venga dissipata negli ultimi, cruciali chilometri.

Emissioni indirette: come calcolare la CO2 prodotta dai tuoi fornitori e trasportatori?

La sostenibilità non è più un’opzione, ma un requisito fondamentale richiesto da normative, investitori e clienti. Per un’azienda di trasporti, il calcolo delle emissioni non può limitarsi a quelle prodotte dalla propria flotta (Scope 1). La vera sfida, e la maggiore opportunità, risiede nel monitoraggio delle emissioni indirette di Scope 3, ovvero quelle generate dall’intera catena del valore, inclusi i trasportatori e i fornitori terzi a cui ci si affida. Ignorare queste emissioni significa avere una visione parziale e imprecisa del proprio impatto ambientale.

Tuttavia, il monitoraggio dello Scope 3 è ancora un’area grigia per molte aziende. Secondo dati recenti, solo il 51,7% delle aziende europee ha obiettivi chiari di riduzione delle emissioni di CO2, e una percentuale ancora minore ha la capacità di tracciare efficacemente le emissioni dei propri partner. La difficoltà principale risiede nella raccolta e nell’aggregazione di dati frammentati e provenienti da fonti eterogenee. Senza una piattaforma centralizzata, questo compito diventa un esercizio manuale, costoso e prono a errori.

La soluzione è tecnologica. Le piattaforme digitali di gestione della logistica consentono di creare un ecosistema trasparente in cui tutti i partner della catena di approvvigionamento possono inserire e condividere i dati sulle proprie emissioni. Questo permette di ottenere una visione olistica e accurata dell’impronta di carbonio totale. Per implementare un sistema di monitoraggio efficace, è necessario seguire alcuni passi strategici:

  • Implementare piattaforme digitali che permettano il tracciamento delle emissioni in tempo reale per ogni spedizione.
  • Integrare i dati provenienti da tutti i fornitori di trasporto, creando un unico repository di informazioni.
  • Standardizzare il reporting secondo norme internazionali riconosciute come il protocollo GRI o la ISO 14064.
  • Creare dashboard di monitoraggio per visualizzare i progressi e identificare le aree di maggiore impatto.
  • Stabilire KPI specifici per la riduzione della CO2 (es. grammi di CO2 per tonnellata/km) e includerli nei contratti con i fornitori.

Misurare le emissioni di Scope 3 non è solo un obbligo di reporting, ma un’opportunità strategica per selezionare partner più sostenibili, ottimizzare la catena logistica e costruire un marchio più forte e responsabile.

Da ricordare

  • La vera efficienza non è nel percorso più breve, ma nell’eliminare i costi invisibili (stile di guida, viaggi a vuoto, manutenzione reattiva).
  • I dati oggettivi sono lo strumento più potente per negoziare con i clienti e ottimizzare le operazioni, superando i limiti dell’esperienza.
  • Passare da un modello reattivo a uno predittivo è un cambiamento strategico che garantisce resilienza e un vantaggio competitivo duraturo.

Gomma o Rotaia? Come scegliere il mix di trasporto per ridurre i costi e la CO2

La scelta della modalità di trasporto è una delle decisioni più strategiche che un responsabile della logistica possa prendere. La contrapposizione tra trasporto su gomma e trasporto su rotaia non è una semplice questione di preferenza, ma un’analisi complessa di costi, flessibilità, velocità ed impatto ambientale. Il trasporto su strada offre una flessibilità porta a porta ineguagliabile, ma è soggetto alla volatilità dei prezzi del carburante, alla congestione del traffico e ha un’impronta di carbonio significativamente più alta. Non a caso, il gasolio rappresenta il 65% della fonte energetica nel trasporto su strada in UE.

D’altra parte, il trasporto ferroviario è imbattibile sui costi per chilometro sulle lunghe distanze e vanta emissioni di CO2 molto inferiori. Tuttavia, la sua rigidità, legata a percorsi e orari fissi, richiede una pianificazione più complessa e la necessità di gestire il primo e l’ultimo miglio con altri mezzi. La scelta non è quindi “o l’uno o l’altro”, ma “quando e come combinarli”. La risposta sta nel trasporto intermodale intelligente, dove ogni modalità viene utilizzata per la tratta in cui offre il massimo vantaggio.

Per prendere la decisione giusta, è fondamentale analizzare le caratteristiche di ogni opzione in relazione alle specifiche esigenze della spedizione. Un software di gestione dei trasporti (TMS) può essere decisivo in questa scelta, poiché è in grado di calcolare il costo totale e l’impatto ambientale di ogni possibile combinazione, suggerendo il mix ottimale.

La tabella seguente, basata su analisi come quella di Mecalux, riassume i pro e i contro delle principali modalità per aiutare a orientare la decisione strategica.

Confronto delle modalità di trasporto
Modalità Flessibilità Costo/km Emissioni CO2
Trasporto su strada Alta Medio-alto Alto
Trasporto ferroviario Bassa Basso (lunghe distanze) Basso
Intermodale Media Medio Medio-basso

Scegliere il mix giusto significa costruire un ecosistema logistico resiliente ed efficiente, capace di adattarsi alle diverse esigenze di costo e sostenibilità. Non si tratta più di avere una flotta di camion, ma di gestire un portafoglio di soluzioni di trasporto, orchestrate dalla tecnologia per ottenere il miglior risultato possibile.

Per trasformare questi concetti in risparmi concreti, il primo passo è avviare un’analisi diagnostica della vostra flotta. Valutate oggi stesso dove si nascondono i vostri costi fantasma e quale soluzione tecnologica può aiutarvi a eliminarli, portando la vostra efficienza operativa a un livello superiore.

Scritto da Elena Ferrari, Direttrice della Supply Chain e Logistica con esperienza internazionale. Esperta in gestione scorte, trasporti intermodali e ottimizzazione dei flussi di magazzino.